Villa d’Este

 

UNESCO:

Villa d’Este, dichiarata Patrimonio dell’Umanità il 16 dicembre 2001, rappresenta un capolavoro del giardino all’italiana con l’impressionante concentrazione di fontane, ninfei, grotte, giochi d’acqua e musiche idrauliche. La Villa, con la vicina Villa Adriana, rientra nell’Istituto autonomo Villa Adriana-Villa D’Este, che ricomprende al suo interno, accanto ai due siti patrimonio mondiale dell’Unesco, altre importanti testimonianze dell’antichità: il Santuario di Ercole, la mensa ponderaria e il Mausoleo dei Plautii.

Al momento della candidatura non era prevista la presentazione di un Piano di Gestione, attualmente in corso di definizione attraverso l’istituzione di un Tavolo Tecnico e di un Protocollo d’Intesa (2019) che coinvolge i principali stakeholder pubblici e privati del territorio. I lavori del Tavolo Tecnico sono funzionali alla redazione di un Piano di Gestione unico per entrambi i siti, confluiti nel medesimo Istituto, per favorire programmi di conoscenza, conservazione e protezione, valorizzazione e comunicazione coerenti ed integrati fra di lor e con il territorio di riferimento.

I criteri sulla base dei quali Villa d’Este è stata iscritta nella lista dei siti del patrimonio Mondiale sono i seguenti: “Villa d’Este è uno degli esempi eccellenti della cultura del rinascimento al suo apogeo”;

 

“I giardini della Villa d’Este hanno profondamente influenzato lo sviluppo e la progettazione dei giardini in tutta Europa“; “I principi del design e dell’estetica del rinascimento sono illustrati in modo eccezionale dai giardini di Villa d’Este“; “I giardini di Villa d’Este sono tra i primi e i più raffinati giardini delle meraviglie e simboleggiano la fioritura della cultura del rinascimento“; “La Villa d’Este, con il suo palazzo e i suoi giardini, porta una testimonianza eccezionale del rinascimento italiano ed essa è stata una fonte di ispirazione artistica sin dalla sua creazione“.

Villa d’Este è stata iscritta con la seguente motivazione: “Villa d’Este, a Tivoli, con il suo palazzo e il suo giardino, illustra in maniera esemplare la cultura rinascimentale al culmine della sua raffinatezza. La sua innovativa progettazione, unita alle componenti architettoniche del giardino (fontane, bacini ornamentali, etc.) la rende un esempio incomparabile di giardino italiano del XVI secolo. Villa d’Este, uno dei primi giardini delle meraviglie, è stato uno dei modelli su cui si è basato lo sviluppo del giardino in Europa“.

 

DESCRIZIONE DEL SITO:

La costruzione della Villa si deve alla volontà del cardinale Ippolito II d’Este, che divenuto Governatore di Tivoli nel 1550, avviò la trasformazione del precedente convento, annesso alla chiesa di Santa Maria Maggiore- dove avrebbe dovuto risiedere- in una sontuosa dimora. Fin da principio il cardinale accarezzò l’idea di realizzare un giardino annesso alla residenza nel pendio della Valle gaudente. Il programma architettonico e iconologico della Villa fu ideato dal pittore-archeologo-architetto Pirro Ligorio e realizzato dall’architetto di corte Alberto Galvani a partire dal 1560. Il palazzo fu decorato dai protagonisti del tardo manierismo romano.

La Villa era quasi completata alla morte di Ippolito d’Este nel 1572.

Ad ulteriori interventi nel XVII secolo seguì un periodo di decadenza, finché il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe non ne venne in possesso. Tra gli ospiti illustri di questo ultimo periodo si ricorda il musicista Franz Liszt (1811-1886).

Acquisita dallo Stato italiano, fra gli anni Venti e Trenta del Novecento la Villa fu restaurata e aperta al pubblico.

L’insieme della villa e del giardino forma un quadrilatero irregolare di circa 4,5 ettari.

Il giardino si dispone lungo il pendio dalla villa fino ad una terrazza inferiore in guisa di anfiteatro ed è suddiviso da cinque assi trasversali che terminano con fontane scenografiche. La strutturazione del giardino attraverso assi e moduli permetteva di celarne la pianta irregolare, dovuta al riuso di alcuni edifici pertinenti al convento preesistente, e di dare al palazzo una posizione centrale quando in realtà esso non è allineato centralmente rispetto al complesso architettonico.

Il giardino, con le fontane e i giochi d’acqua, rappresenta una imponente opera di ingegneria idraulica per la concezione dell’impianto, la complessità del sistema di distribuzione dell’acqua e l’introduzione dei primi automi idraulici in Italia.

Esso rappresenta uno dei primi “giardini delle meraviglie” e venne impiegato come modello per le successive realizzazioni in Italia e in Europa, tra cui la Reggia di Caserta.

 

Tra le opere più famose del giardino si rammentano:

-le Cento Fontane, che fiancheggiano scenograficamente il viale lungo cento metri.

-la Fontana dell’Ovato, alla sinistra del viale, la più barocca della villa, realizzata con rocce e massi ornamentali e alimentata da tre flussi d’acqua che rappresentano i monti Tiburtini, dai quali discendono tre fiumi: Aniene, Erculaneo e Albuneo. In origine in questa fontana confluiva l’acqua dell’Aniene.

-la Grotta di Diana, alla sinistra della villa, riccamente decorata, che conservava al suo interno alcune statue, tra cui quella di Diana cacciatrice, a cui deve il nome, che furono acquistate da Papa Benedetto XIV e poi trasferite ai Musei Capitolini.

-la scenografica Fontana dei Draghi, al di sotto del Viale delle Cento Fontane, collocata in posizione centrale nel cuore del Parco.

-la Fontana di Nettuno, sicuramente la più imponente, realizzata originariamente da Gian Lorenzo Bernini e restaurata nel XX sec. Data la sua bellezza, divenne modello per numerose fontane settecentesche, in basso, a completarne l’impianto scenografico, si aprono le vasche delle tre peschiere.

-la Fontana dell’organo, al di sopra della fontana di Nettuno, tra le più note per il meccanismo ad acqua posto al suo interno, a cui deve il nome, che ancora oggi genera motivi musicali udibili dai visitatori.