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Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale: al via l’autorizzazione allo smontaggio e delocalizzazione dei resti di età romana in Piazza Pia

Fullonica1

 

Nuovi ritrovamenti archeologici nel Cantiere del Giubileo

 

Con decreto n.130/2024 la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Lazio, riunita il 17 giugno scorso, ha autorizzato, ai sensi dell’art. 21 co. 1 lett. a del D.Lgs. n. 42/2004, su proposta della Soprintendente speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, Daniela Porro, lo scavo a esaurimento, lo smontaggio, la delocalizzazione e lo stoccaggio in vista della ricollocazione e della musealizzazione dei resti di età romana pertinenti a una fullonica e a un edificio residenziale di età imperiale, venuti alla luce nello scavo per la realizzazione del sottopasso di Piazza Pia in vista del Giubileo 2025.

Convocata con urgenza dal presidente, dott. Leonardo Nardella, segretario regionale del MIC per il Lazio, la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale ha anticipato di un giorno la decisione, consentendo la tempestiva emanazione del decreto, che ha permesso l’immediata ripresa dei lavori sul Lungotevere in Sassia, garantendo il rispetto del cronoprogramma dei lavori del sottopasso.

L’autorizzazione della Soprintendenza Speciale di Roma ha prescritto, oltre al consolidamento, al distacco, alla delocalizzazione dei resti murari, degli apparati decorativi e di rivestimento delle strutture, il lavaggio, la classificazione, lo studio dei reperti mobili rinvenuti, il restauro di quelli più significativi e la ricostituzione e la valorizzazione del contesto archeologico, da delocalizzare nei Giardini di Castel Sant’Angelo e all’interno del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo. La realizzazione del suddetto progetto dovrà avvenire entro due anni dalla autorizzazione, corredata da una ricostruzione in 3D e dalla realizzazione di un progetto di valorizzazione virtuale del contesto storico-topografico (horti Agrippinae, horti Domitiae, ager Vaticanus), mediante pubblicazione scientifica e prodotto audiovisivo e digitale.

L’intera operazione di smontaggio, delocalizzazione e ricollocazione dei reperti sta proseguendo sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Speciale di Roma e consentirà di acquisire dati cronologici utili a un migliore inquadramento crono-tipologico delle strutture e a una più completa ricostruzione delle diverse fasi e sequenze di vita dei paesaggi antichi dell’area, con particolare riguardo anche alle fasi più antiche e meno note di quest’area della Regio XIV- Transtiberim.

L’antica fullonica, risalente con ogni probabilità al III sec. d.c., è stata individuata nel settore centro-meridionale di un complesso residenziale della I età imperiale rinvenuto durante i suddetti lavori nel cantiere di Piazza Pia. Con il termine “fullonica” si designa sia l’arte che l’officina dei fulloni, i lavoratori che nell’antichità si occupavano di lavare, smacchiare e preparare le vesti. Una sorta di lavanderia, quindi. L’arte fullonica era conosciuta e praticata in numerose città dell’Impero Romano e produceva un buon reddito.

Il progetto di riqualificazione e pedonalizzazione di Piazza Pia, finanziato con 79,5 milioni di euro del Giubileo, unirà l’area di Castel Sant’Angelo a Via della Conciliazione e alla Basilica di San Pietro, garantendo sicurezza ai pedoni e fluidificazione del traffico veicolare grazie alla creazione di un sottovia. I lavori, eseguiti da Anas in convenzione con Roma Capitale, dovrebbero concludersi entro dicembre 2024.

ll Ministro della Cultura Sangiuliano ha sottolineato l’importanza e la necessità di trovare un punto di equilibrio tra l’ esigenza di tutela del patrimonio storico e le esigenze di modernizzazione del tessuto urbano, dichiarando come “l’immediata risposta delle istituzioni per la tutela e la valorizzazione dei resti di età romana rinvenuti nel sottopasso di piazza Pia è un ottimo risultato, frutto di una proficua collaborazione istituzionale”.

La realizzazione del sottopasso di Piazza Pia  rientra nell’elenco degli  interventi essenziali e indifferibili per il Giubileo 2025 stabilito con DPCM del 15 dicembre 2022. Gli interventi di scavo a esaurimento, smontaggio, delocalizzazione e stoccaggio dei resti di età romana in attesa della loro ricollocazione e musealizzazione si sono resi necessari proprio per l’urgenza dei lavori di primario interesse pubblico.

Le indagini archeologiche degli ultimi giorni nel cantiere del Giubileo hanno peraltro rivelato altre interessanti scoperte, portando alla luce paesaggi urbani e storie finora sconosciute della Capitale, inclusi  i resti di un’interessante opera di sistemazione a giardino, affacciata direttamente sulla riva destra del Tevere e riemersa durante la delocalizzazione della fullonica. Sono quel che rimane degli Horti di Agrippina, vasto giardino sulla riva del Tevere appartenuto anche all’imperatore Caligola, che qui ricevette un’ambasceria ricordata nelle fonti letterarie. Si tratta di una struttura costituita da un muro in opera quadrata di travertino, di terrazzamento della riva del fiume, dietro al quale fu realizzato un portico colonnato di età giulio-claudia, di cui restano le sole fondazioni, e un’ampia superficie aperta sistemata a giardino.

Lo scavo, condotto dalla Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, con la direzione scientifica di Alessio De Cristofaro, ha portato alla luce tre diverse fasi edilizie, risalenti all’epoca compresa tra Augusto e Nerone. Un ritrovamento particolarmente significativo è stato quello di un tubo idrico in piombo, noto come fistula plumbea, recante il nome del proprietario dell’impianto idrico e, quindi, del giardino stesso. L’iscrizione “C(ai) Cæsaris Aug(usti) Germanici” identifica il proprietario come l’imperatore Caligola, figlio di Germanico e Agrippina maggiore, che regnò dal 37 al 41 d.C. Il ritrovamento potrebbe trovare un interessante riscontro anche nelle fonti letterarie antiche. Un passo dell’Ambasceria a Gaio (Legatio ad Gaium) scritta da Filone di Alessandria, storico ebreo di Alessandria d’Egitto, racconta di come Caligola avesse ricevuto la legazione di ebrei alessandrini proprio negli Horti di Agrippina, in un vasto giardino affacciato sul Tevere, che separava il fiume da un monumentale porticato.

La somiglianza tra i resti rinvenuti e la descrizione dello storico alessandrino suggeriscono di identificare nello scavo di piazza Pia il luogo dell’ incontro. Inoltre, secondo Alessio De Cristofaro, archeologo della Soprintendenza Speciale, l’iscrizione sulla fistula è di notevole importanza storica, confermando in primis come lo scavo di piazza Pia rientri nell’area degli Horti di Agrippina maggiore, madre appunto di Caligola.

 

MIC – Giubileo, da Commissione Regionale Patrimonio Culturale via libera a delocalizzazione ritrovamenti Piazza Pia

MIC – Giubileo, a Piazza Pia emergono strutture di età Giulio-Claudia e il portico di Caligola